Navigando spesso in rete mi trovo video, blog e tutorial sui più svariati temi dove individui sotto i trent’anni danno lezioni di vita. I temi sono i più svariati: dall’alimentazione, esercizi fisici, utilizzo corretto di oggetti vari (do-it, cucina, giardinaggio, arte ecc.) continuando fino a perle di saggezza in campo mentale, spirituale, emotivo e via dicendo.
A questo punto poco fa mi sono chiesto: com’è possibile che prima dei trenta si possa avere cotanta sapienza da condividere? È una sapienza genuina, che nasce dal vissuto, oppure si sono semplicemente concentrate nozioni elaborate in precedenza da altri spacciandole poi per proprie?
Non voglio dire che queste persone siano “false” e “ingannatrici” - beh, forse alcuni lo sono certamente - ma il credito a chi, precedentemente, ha trascorso anche anni per confutare i vari temi? a chi ha dedicato la propria vita ad analizzare un argomento o una procedura?
Praticamente ecco che, oggi come oggi, si tende a prendere un insegnamento pre-confezionato e senza averlo sviluppato personalmente lo si sintetizza e lo si propina alle masse spacciandolo per proprio, a volte anche traendone illecitamente guadagni non indifferenti.
Fino a qualche anno fa - mi riferisco a quelli della mia generazione - si cercava di far notare quanto fosse assurdo il divario di riconoscimento pecuniario tra un insegnante di scuola elementare ed un buon giorcatore di calcio, dove lo “stipendio” mensile del secondo equivale allo stipendio annuale (se non di più) del primo. Oggi invece abbiamo, come pietra di paragone, gli “influencer” che diffondono ogni genere di informazione (propaganda) su prodotti, comportamenti, pensiero e sono anche assurdamente idealizzati dalle masse che, troppo spesso inconsciamente, contribuiscono ad amplificare il divario tra “idolo” e “persona normale”.Non ci sarebbe nulla di male nel diffondere consigli e suggerimenti vari, ma che questo diventi una professione estremamente redditizia grazie a intrallazzi commerciali di cui pochi ne sono a conoscenza. Qualcuno potrebbe dire: “Buon per loro che guadagnano così tanto, vorrei farlo anch’io”. Certo, a tutti piacerebbe guadagnare tantissimi soldi con poco sforzo, ma quei soldi da qualche parte devono pur arrivare, ed arrivano effettivamente dalle tasche di tutti gli altri. Seguendo quindi queste persone anche noi stiamo contribuendo a dare loro soldi. Indirettamente ma lo stiamo facendo. Quindi perché non tenerli per noi quei soldi? Perché ci ostiniamo ad acquistare quella marca di pasta o di tonno, che costano il doppio degli altri proprio per tutta la propaganda di cui dispongono, anche se il prodotto effettivamente è uguale agli altri o, in alcuni casi, peggiore?

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