La fragilità dei castelli di carta
La recente pandemia ha mostrato come l’evoluzione del sistema politico-economico non funzioni. Il nostro sistema è così fragile da sottolineare la disparità tra gli esseri umani, e questo qualsiasi sia la situazione che si presenta.
Ecco che l’economia (suddivisa in categorie che implicano differenze di trattamento, di diritti, di doveri, di responsabilità ecc.) ha evidenziato questa debolezza.
La maggior parte delle persone non se ne rende conto, tutt’altro, cerca ora di accaparrarsi i privilegi (ingiusti) che hanno le categorie meno a rischio, invece di combatterli per dare a tutti gli stessi diritti e portare ogni singolo individuo, ogni singola famiglia, ogni singolo quartiere, comune, regione, cantone, nazione, continente, pianeta, galassia… universo, su un unico livello dove tutti hanno gli stessi diritti ed il dovere di rispettare il diritto degli altri.
Fallimenti, licenziamenti, perdite di qui e di là… ma le banche ne stanno invece traendo benefici, ora minori, ora senza variazione… ma in alcuni casi addirittura maggiori rispetto a prima…
Ovvio che qualcosa non quadra, ma ci lasciamo abbagliare pensando esclusivamente a ciò che riteniamo il nostro diritto individuale, economia domestica, di quartiere (ecc. ecc. come già detto qui sopra) e andiamo a peggiorare la situazione rendendola ancora più fragile ed effimera.
Un castello di carte può apparire interessante da vedere, ma basta togliere una carta e tutto crolla. Si può ricostruire, arrivare anche più in alto di prima, ma… appena si toglie una carta tutto crolla di nuovo…
Ma se le carte le disponessimo tutte sullo stesso piano, non in bilico una sopra l’altra? In questo caso sarebbe meno probabile il crollo dell’effimero…
Nucleo famigliare? uniformità di diritti e di trattamento tra uomo/donna, genitori/figli
Quartiere? uniformità di diritti e di trattamento tra la famiglia A e la famiglia B
Comune? uniformità di diritti e di trattamento tra il comune A ed il comune B
ecc. ecc. ecc.
Come individuo è mio compito partecipare e contribuire (finanziariamente e/o come mi è possibile) al nucleo di economia domestica a cui appartengo. A “nostra” volta (perché un’economia domestica è composta da uno o più individui) Il nucleo famigliare fa lo stesso con il quartiere, il quartiere con il comune … ecc. ecc.
Sembrerebbe ovvio che sia così, ma invece non lo è!
Sono alcune “istituzioni” che, grazie proprio ai vantaggi dati dalla disparità di trattamento verso le altre, decidono di fare una cosa. Questa cosa viene imposta a chi sta “subito sotto” nella posizione gerarchica che a sua volta si rifarà su quella sotto e su quella sotto e su quella sotto… fino a giungere solitamente all’individuo che vorrebbe semplicemente vivere in modo dignitoso e nel rispetto del suo prossimo… ma non gli verrà permesso di essere come chi sta sopra.
Qualsiasi governo, sia democratico che dittatoriale o monarchico, stabilisce cosa vuole “acquistare” e di conseguenza poi chiede i soldi ai sudditi. Come se il lavoratore avesse il diritto di chiedere al suo datore di lavoro lo stipendio che gli serve per acquistare quello che vuole. Ma purtroppo per il lavoratore non è così. Lui può acquistare solo ciò che le sue finanze gli permettono. A meno che non si indebiti ancora con chi sta sopra per soddisfare i suoi sfizi.
Come diceva Mujica: “abbiamo istituito degli orari di lavoro ridotti mantenendo gli stessi stipendi, ma invece di godere di questo, la popolazione si è cercata un altro lavoro per avere sempre più soldi. Che senso ha tutto questo?”

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